Che cos’è una finzione narrativa?

Da un punto di vista narratologico, una finzione è una sequenza di eventi che comprendono il mutamento e lo spostamento di entità letterarie in un contesto ed in un tempo definiti. Per la semiotica generativa [ESG] ogni discorso è organizzato in forma narrativa, analizzabile da una macro-disciplina che riunifica semantica e studio dei testi letterari. Questa scarna ed universale definizione di finzione si basa sul concetto, altrettanto narratologico, di fabula [BN], ovvero la ricostruzione ex post che la critica o la lettrice elaborano a partire dall’esperienza del testo. La fabula è una sequenza ordinata di eventi, disposti in un’asse cronologico…


La simulazione nasce dal disgusto, dalla paura e dalla curiosità. Il latino simulatio rimanda al campo semantico della copia e dell’inganno. La radice indoeuropea *sem-, significa ‘tenere assieme’, ‘unificare’, come il sostantivo greco ‘symbolon’. A prima vista sembrerebbe che parlare di simulazione implichi un riferimento alla mimesi: simulare significa fare una copia. Questa accezione sembra incompleta: che cosa significa, infatti, replicare un oggetto, un paesaggio, un animale, una vita? Quando tracciamo un disegno, una copia dal vero, seguiamo con gli occhi i contorni di un modello — un corpo, un volto, una collezione di fiori — e riportiamo su una…


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Mentre preparavo il materiale bibliografico per la presentazione di Maghi, Guerrieri e Guaritori di Fabrizio Luisi sono inciampato un uno strano settore disciplinare: lo studio delle influenze biologiche sulle scelte di posizionamento politico. Non è proprio un settore molto conosciuto, o, perlomeno così mi sembra di capire dal mio punto di vista. Apparentemente, c’è una sola monografia in italiano che tratta questo tema, ed è Menti Tribali di Jonathan Haidt.

Questo psicologo statunitense è noto per aver elaborato la cosiddetta moral foundations theory, ovvero una matrice interpretativa universale che mette assieme sei coppie di valori (Care/Harm, Fairness/Cheating, Loyalty/Betrayal, Authority/Subversion, Sanctity/Degradation…


Con la recente pubblicazione di un intervento del filosofo italiano Giorgio Agamben per la rubrica ‘Una Voce’, ospitata presso il sito della casa editrice Quodlibet — che ha contribuito a fondare e curare — si è chiuso un ciclo. Da mesi le posizioni di Agamben sul governo dell’emergenza pandemica sono oggetto di dibattito, stupore e scherno, vuoi per il carattere episodico e poco accurato di quei testi, vuoi per la pericolosa vicinanza fra le idee del filosofo romano e la sfera di ciò che si potrebbe comunemente chiamare ‘complottismo’.

“Come sempre nella storia, anche in questo caso vi sono uomini…


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Mi sveglio

e tutti vorrebbero dominare la fine del mondo:

lo scrittore e il governatore

l’esteta, gli incubi presto dimenticati.

Inaccettabile è questo cielo notturno blu d’Aprile

vorrei scagliare sentenze come frecce,

o frecce e basta.

L’alba dorata, lo sconvolgimento tellurico che invocavamo assieme

questo progetto per il deterioramento dell’uomo.

Inaccettabile è il volto sgangherato di chi urla e accusa

chi ha la forza di organizzare la resistenza ad arma.

In questa fase di demenza, osservo gli steli d’erba selvaggi

e mi chiedo il ritmo della loro crescita

Mi chiedo come abbiamo avuto anche solo la forza di indagare

il principio e la fine di tutte le cose,

incuranti e ciechi.


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A una manciata di chilometri dalla Zona Rossa, nei pressi di Teolo, sono spuntate le Anemoni bianche e si vedono sparute Bocche di cane viola. Emergono dalle pietre muschiose, concretizzazioni dell’Eocene e dell’Oligocene. Milioni di anni fa, enormi sconvolgimenti del suolo hanno plasmato il contorno ondulato dei Colli Euganei. La lava, raffreddandosi, ha generato sontuose colonne di trachite e basalto. In queste zone, per via della continua attività vulcanica, capita spesso di osservare fenomeni climatici simili a delle basse nubi, effetto del surriscaldamento delle falde acquifere, rese bollenti dalla presenza di un sottostrato lavico ancora attivo. Questo fenomeno ha generato…


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Morire in un mare di cristallo, sotto cieli color del sangue. Ho visto, fra i riflessi, armi ricurve di Bisanzio sollevarsi colle braccia appena, fra la bruma e i ricami sguarniti del cemento armato.

L’adolescente dagli occhi intensi, curvo su un’anemone addormenta, accarezza le alghe fluorescenti mentre digita le ultime parole sul terminale in nero e verde.

L’impero dei desideri, cui non accede, ha celato da millenni il suo segreto. Ermetico, dentro un cerchio sacro, traccia numerologie delle quali non conosce il verbo.

La muta anemone, sonnecchia alla luce inopportuna dei riflessi astrali, mentre un tonfo di piedi in assetto…


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Come il giglio o come il tulipano, la sottile tela dorata che collega le rughe sopra un volto — precarietà infinita di ogni terra.

Occhio tumido mentre il vento sagittale si gonfia, torni e poi ancora torni ad osservare l’intatta stasi di ogni dissoluzione.

Il tempo vi arabesca il volto e le palme, corrode le corolle e disseca le polverose ali.

Il cuore di un organismo, sezionato, rivela ricorsivi cuori al suo interno. Tutto congiura verso un muto orizzonte degli eventi, verso le soglie fluttuanti della percezione.

Il mio modo di adagiarmi alla terra e ai corpi, alle sezioni di…


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Adombrato, come nella fittizia luce declinante su lastre ocra e bianche, sorseggio le ombre che avanzano, lente e caute, sopra gradoni e carezzando lesene con le saccadi.

Puoi entrare, entro la racchiusa grotta, dalla chiesa una Madonna della misericordia appesa guarnisce di fedeli penitenti e rondoni. Con tuono tambureggiante per le campane fresche folate e ondulazioni di tetti.

Colla luce viscosa che si appiccica alle giacche vedo l’acqua blu statica districarsi tra le agavi ed i roccioni. Dentro quelle medesime grotte filmate, iconismi zoomorfi dal pleistocene.

Strane iconografie, mi dico, queste affrescate vite di santi, come fossero disposte su grandi…


La stortura del mondo imprevisto, coincide coi futuri possibili. In questa ingenua pace di ovatta fra le declivi ondulature di rocce e terre, si framezza il raggio triste eppure opaco di ogni sera. La mancanza catatonica di denaro ed i suoi scarsi frutti, questa nostalgia dell’abbandono di rovi e ginestre. Questa pace non voluta né richiesta. Ad una madre ad un padre et comme ça, jusqu’à l’éternité. Ad una madre ed un padre et comme ça, pour celle que se réveille tôt dans l’aube métallique.

Appresso i rovi e le muschiature ornate che dei calcari fanno nesso, hai visto i…

Tommaso Guariento

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